Dal salario minimo al salario giusto: il Decreto Primo Maggio e l’equilibrio tra rappresentatività, pluralismo e contratti equivalenti
Il decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 99 del 30 aprile 2026 ed entrato in vigore il 1° maggio 2026, segna un passaggio rilevante nel dibattito italiano sulla giusta retribuzione. Dopo il mancato esercizio della delega contenuta nella legge 26 settembre 2025, n. 144, il Governo interviene con una fonte autonoma e sceglie di non introdurre un salario minimo legale uniforme. La soluzione adottata è più coerente con la tradizione italiana delle relazioni industriali: il salario giusto viene determinato attraverso la contrattazione collettiva. L’equilibrio del decreto sta nel fatto che esso riconosce il ruolo centrale dei CCNL sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, ma al tempo stesso non mortifica il pluralismo contrattuale, perché consente l’accesso ai benefici anche ai contratti collettivi diversi, purché economicamente equivalenti. Ne deriva un modello fondato su tre pilastri: rappresentatività, adeguatezza retributiva e pari dignità funzionale dei contratti equivalenti.
